sabato 10 novembre 2018

Una Birra semplice da bere sempre

A volte quando si cerca di fare una buona birra ispirata a qualche birra assaggiata o perchè il riferimento è rivolto a qualcosa che è rimasto nella mente ci porta  a cercare soluzioni e ad architettare complesse strutture in una ricetta rimanendo poi delusi dal risultato finale.
Altre volte nell'ipotizzare di fare una base per creare una birra particolare in cui andrà inserito un elemento che la caratterizzi ci troviamo tra le mani anzi nel bicchiere una birra buona da bere piacevolmente in qualsiasi momento.
Nello stilare la ricetta per la birra ai fiori di ibisco, ho ipotizzato una base a cui aggiungere i suddetti fiori: nell'imbottigliare ho mantenuto la base senza aggiunta dei fiori di ibisco e ne è venuta fuori sorprendentemente una birra piacevole da bere in qualsiasi stagione e in qualunque momento, con un profilo aromatico piacevole adatto a tutti i palati.

BIRRA SMILES 



OG 1.048 - FG 1.009  - AA 81,25% - AR 66,05%
Alcool 5,2% Abv - IBU 24 - EBC 9

Malto Vienna  38% - Malto Pilsener 24% - Wheat Malt  27% 
Carapils 6% - Flaked Oats 5%

Luppolo Aurora (Super Styrian) 9,50 AA%,  in tre gittate a 60 min (ibu 13) - inizio boil, a 10 min (6 Ibu) e a 5 min (5 ibu)

Spezie a 15 min dalla fine del boil : peperosa 0,6 gr/l e coriandolo  1 gr/l

Lievito Fermoale 

Mash dought in a 52° , step 62° per 20-30 min e step a 70° per 30 min, mash out a 78°
Boil 60min - Whirpool e raffreddamento - Inserimento lievito a 24°c - Fermentazione primaria a 18-19°c

La birra dopo tre settimane si può bere e degustare con grande soddisfazione per il palato e anche per gli occhi. E' una birra essenzialmente pulita, con un profilo fresco erbaceo e floreale con lievi note agrumate molto sfumate, amaro appena percettibile, con un buon sapore di cereale fresco che lascia un piacevole retrogusto.




Una base da utilizzare per essere una birra così come è oppure per inserire a proprio piacimento altri ingredienti tipo i fiori di ibiscus come ho fatto io.


L'immagine può contenere: bevanda


martedì 6 novembre 2018

Certificato sportivo: ma serve davvero per le attività non agonistiche?

Come ogni anno a settembre, con la ripresa delle attività sportive e la riapertura delle iscrizioni in palestre e centri fitness, ritornano i dubbi circa la necessitò o meno del certificato medico sportivo, quando è davvero obbligatorio e quando sia pagamento o gratis.

Il certificato medico sportivo è quel documento necessario attestare l’idoneità fisica di un soggetto che intenda svolgere una attività sportiva.
Viene rilasciato, dopo l'effettuazione di una visita medica e/o esami complementari, dal medico di famiglia (medico curante o di base) o dal medico dello sport. 
Il medico specialista in medicina sportiva è quel professionista che esercita la sua professione in strutture pubbliche o private, purché in possesso di apposita specializzazione o dell’attestato ministeriale.

Il certificato medico sportivo ha di solito validità di un anno dalla data del rilascio, deve contenere l’indicazione del medico o della struttura sanitaria che lo certifica, indicare le generalità del richiedente, contenere i risultati della visita medica, l’oggetto specifico della certificazione, data e luogo di rilascio, con il timbro e la firma del medico. 




Il Ministero della Salute distingue 3 tipologie di attività fisico-sportiva:
L’attività ludico-motoria: è stato soppresso il certificato medico sportivo

L’attività non agonistica: è obbligatorio il certificato medico sportivo
L’attività agonistica: è obbligatorio il certificato medico sportivo


In caso di attività ludico-motoria il certificato medico non è obbligatorio. L’attività ludico-motoria è quella svolta da soggetti, in modo individuale o collettivo, non tesserati a Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI. Si tratta dunque, di tutte quelle attività che sono necessarie per il mantenimento psico-fisico e rientrano tra queste anche tutte quelle attività fisiche che si svolgono in proprio, in maniera del tutto amatoriale ed autonoma.

In pratica se vogliano andare a nuotare in piscina, o in palestra, o a correre al parco o a giocare a calcetto non è necessario il certificato medico sportivo: spesso alcuni club e centri fitness così come alcune piscine e altre strutture richiedono il certficato per tutela e assicurazione da eventuali infortuni. In questi casi è possibile richiedere il certificato medico sportivo allo specialista di medicina sportiva così come al medico di famiglia: il prezzo può variare da regione a regione.

Il soggetto che pratica attività sportiva è tenuto a presentare la certificazione medica che è sempre obbligatoria per l’attività non agonistica e agonistica da parte del soggetto che la vuole praticare. Tutti gli studenti che partecipano ad attività fuori dagli orari scolastici e che frequenta regolarmente centri sportivi riconosciuti, da tesserato, è obbligato a presentare il certificato in oggetto. I soggetti che frequentano saltuariamente i centri sportivi da non tesserati, non sono obbligati a presentare il certificato medico sportivo. 





Il certificato medico sportivo per attività sportive non agonistiche può essere richiesto al medico curante, al pediatra o al medico dello sport: questo viene rilasciato dopo una visita medica,  deve riportare i dati della misurazione della pressione arteriosa, le informazioni anamnestiche e lo stato di salute del paziente e l’esito dell’esame dell’elettrocardiogramma a riposo se effettuato. L’elettrocardiogramma a riposo non è obbligatorio, solo il medico  decide quando questo sia necessario. Per non avere responsabilità future dovute a eventuali incidenti, in genere viene sempre richiesta l'effettuazione dell'elettrocardiogramma a riposo. Al costo del certificato si aggiunge anche il costo della visita medica : di solito è gratuito se rilasciato dal pediatra o dal medico curante, ma può essere richiesto il pagamento e il costo si aggira tra i 20 e i 40 euro. Invece il certificato è sempre a pagamento se viene rilasciato dallo specialista dello sport: il costo in media è di circa 40 euro.
Abbiamo anche il certificato medico per attività sportiva agonistica svolta dai disabili e il certificato medico per le attività sportive ad elevato impegno cardiovascolare.
I disabili che praticano attività sportiva devono presentare la certificazione per attività agonistica conosciuta con l’abbreviazione CIP (Comitato Italiano Paralimpico). Il medico certificatore tiene conto dello stato fisico generale del soggetto disabile e delle eventuali patologie. Viene considerato anche il rischio specifico nell’attività svolta sia in gara che in allenamento. La visita medica e il costo del certificato variano a seconda del caso specifico. Questa spesa può essere portata in detrazione dal reddito perchè i costi per il rilascio del certificato medico sportivo rientrano tra le spese sanitarie.
Per concludere questa breve e sintetica panoramica ricordo che si è obbligati a presentare la certificazione medica da parte  di sportivi non tesserati che si iscrivono a manifestazioni non agonistiche o di tipo ludico-motorio come gare podistiche di lunghezza superiore a 20 km, nuoto, ciclismo, sci di fondo e che sono patrocinate dalle Federazioni Sportive Nazionali, dalle Discipline sportive Associate e dagli Enti di Promozione Sportiva. 
Questo tipo di certificato è per attività sportive di particolare ed elevato impegno cardiovascolare e può essere rilasciato sia dal medico curante, sia dal pediatra, sia dal medico dello sport.

domenica 4 novembre 2018

L'Idromele : la Bevanda degli Dei


L’idromele, deriva dal greco δωρ, hýdor “acqua” e μέλι, méli “miele”, è sicuramente il prodotto fermentato più antico del mondo ed è anche il più facile da preparare perchè dove ci sono le api c’è ovviamente il miele.
Nell’antichità era anche conosciuto come “la bevanda degli dei”, non si hanno notizie certe sul periodo in cui l’uomo imparò o scoprì come poterlo fare, ma certo è che risale ai tempi dei tempi.
Si hanno notizie di un idromele dell’antico Egitto, dell’antica Grecia, dell’Inghilterra Celtica, della Scandinavia vichinga, degli antichi slavi e probabilmente ne esistono e ne sono esistiti molti prodotti anche in altri luoghi di cui a noi non sono giunte notizie.

L’idromele nella cultura norrena (scandinava) precristiana, sia nella letteratura che nella mitologia, era conosciuto come la bevanda dei re, la bevanda prediletta del dio Odino e di altre creature non umane : una antica leggenda narra che due nani uccidano il vate Kvasir e dal suo sangue ricavino l’idromele, fonte di sapienza e poesia.

Leggendo qua e là scopriamo l’importanza che l’idromele rivestiva nelle società nordiche specie nel popolo vichingo che aveva sale dove anticamente si festeggiava e si banchettava per festeggiamenti religiosi o successi bellici, dette “Sale dell’Idromele”.

Era tradizione e consuetudine, in molte regioni d’Europa, dare alle coppie appena sposate abbastanza idromele per un mese, per garantire felicità e fertilità, da qui la leggenda fa derivare il termine “luna di miele”, anche se etimologicamente nessuna teoria è a supporto di tale origine.

Non ci sono segreti particolari, se non la pazienza perchè la fermentazione è un processo lungo anche della durata di due o tre mesi e così pure la sua maturazione che è meglio sia superiore ai sei mesi per avere alla fine un prodotto che soddisfi il nostro palato e le nostre aspettative.




La ricetta base richiede come ingredienti miele, acqua e lievito; vi sono alcune varianti come il braggot (miele e malto), il melomel (miele e frutta) e il metheglin (miele e spezie).
Dovete avere a disposizione una damigiana di almeno 5 litri in vetro, con tappo e gorgogliatore, il tutto ben sanificato. Ho utilizzato 3 litri di acqua portata a 90° nella quale ho immesso due kg di miele, precedentemente messo a bagnomaria per renderlo più fluido: mescolato bene e lasciato 10 minuti a questa temperatura per eliminare l’effetto negativo dei batteri e dei lieviti selvaggi presenti nel miele.
Preferisco questo metodo, che uso anche nella birrificazione, perchè la pastorizzazione del miele elimina aromi profumi e caratteritiche dello stesso miele utilizzato. Dopo il raffreddamento del composto, lo trasferisco nella damigiana da 5 litri già preparata per accoglierlo.





Nel mio idromele ho utilizzato due tipi di miele millefiori del trentino e un miele di ciliegio e melo, per avere un aroma deciso e delicato: spero che il risultato sia come da me previsto e alla fine la bevanda dovrebbe andare dai 13 ai 15 gradi alcolici, quindi il nostro idromele dovrebbe essere un demisec appena dolce
C’è una formula che, basandosi sulla quantità di zucchero residuo e la quantità di miele utilizzato per il grado alcolico finale, mi permette di prevedere l’intensità della sensazione dolce nell’idromele finito.
Dopo avere raffreddato il tutto fino a raggiungere circa i 20° gradi, ho inoculato il lievito reidradato in precedenza una bustina di SafAle S04 che gli homebrewers americani usano addirittura per brassare le loro Barley Wine poichè pare “mangiare” tutto quello che trova.






Ho rilevato la densità iniziale che è di 31 brix ( 1.135 SG o 31,2 gradi Plato ). In realtà avrei dovuto aggiungere dei nutrienti per il lievito che purtroppo non avevo: ho ovviato con una buona “ossigenazione” agitando bene la mia damigiana e aggiungendo alla fine della prima giornata altri 3 grammi di lievito Baianus, un lievito per la vinificazione che tollera anche 16° gradi alcolici, che immediatamente ha fatto sentire la sua voce.



Ho seguito nei primi giorni l’andamento della fermentazione sia come studio essendo la prima volta che mi cimentavo nella produzione di idromele, sia per avere un diario e annotare con precisione l’evolversi della situazione per avere un paragone di confronto in futuro o per valutare altre esperienze di chi ha già fatto idromele e annotato tutto in una sorta di diario memoria.



Dal grafico tutto procedere come dovrebbe, appena le condizioni me lo permetteranno provvederò a fare un primo travaso per separare il fondo dai lieviti oramai non più attivi e dalle parti “solide” precipitate sul fondo, sia per pulire che per chiarificare il prodotto finale.
Il segnale che la fermentazione sta terminando dovrebbe essere la riduzione dell’emissione di bolle di anidride carbonica dal volume fermentante della massa, apprezzabile tramite il gorgogliatore: nel mio caso il gorgogliatore non emette nessun suono particolare se non raramente qualche isolato gorgoglio. 
Come è naturale che sia mi baserò sul dato visitvo controllando il fondo della damigiana e la limpidezza del liquido oltre al dato empirico della misurazione della densità oggettiva raggiunta.


Dopo 4 settimane di fermentazione molti imbottigliano il loro idromele utilizzando bottiglie di vetro scuro, da chiudere ermeticamente e riporre in una cantina fresca. in tal caso, per evitare scoppi è consigliato provvedere di tanto in tanto alla sfiatatura delle bottiglie.
Dopo circa 3 o 4 mesi l’idromele è pronto per il consumo, però risulterà ancora molto dolce e “acerbo”, ma sarà già gradevole per poterlo assaggiare insieme agli amici. 
Da questo momento in poi ogni mese passato in cantina ad invecchiare non farà altro che migliorarne il sapore, rendendolo sempre più secco e anche più alcolico. 
Io preferisco aspettare un po’ di più già durante la fase della “fermentazione” per evitare scoppi inattesi e proseguirò dopo 8 settimane di fermentazione alla fase dell'imbottigliamento.


L’idromele, una volta conclusasi la fermentazione, prima di essere imbottigliato e quindi consumato fresco o all’invecchiamento, deve rimanere in ambienti freschi, al riparo dalla luce del sole e con un’umidità elevata per far risaltare gli aromi terziari, che contribuiscono al bouquet elaborato e profondo che valorizza al massimo il lavoro magnifico delle api e quello successivo che si realizza in cantina.

La misurazione finale del prodotto da imbottigliare presenta i seguenti parametri :


OG 1.135 gradi Plato 31,2  

FG 1.042 gradi Plato 10.6 

Alcool 12,5% 

Attenuazione Reale 56,5%






Questa è la mia esperienza, ognuno di voi la deve considerare come un dato risultante di
quello che ho fatto io e usarlo come punto di riferimento per poter provare a fare l'idromele.